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Scarpette rosse.

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#amianto #inquinamento #tumori #bambini, qual è l’ hasthag giusto che devo usare per scrivere della manifestazione tenutasi il 18 marzo a Taranto dei “Genitori Tarantini”? Qual è la parola ad effetto per narrare quello che queste madri e questi padri urlano per proteggere loro e i loro bambini? Onestamente non lo so. Ma Taranto non merita questo, come non lo meriterebbe nessun posto al mondo. Un luogo che fu la culla della civiltà greca nell’italica penisola, un territorio offeso e mutilato da beceri interessi economici che ingrassano solo le “panze” di pseudo imprenditori venuti da chissà dove. Ma Taranto è solo ILVA? No, ma a Taranto si è giocato il più grande bluff della storia industriale italiana. Una storia che racconta di sviluppo, di riscatto, di benessere economico fittizio, costruito sulla pelle di quella classe contadina che fu venduta per qualche spicciolo da un manipolo di politici corrotti e ignoranti. La zona in cui, negli anni 60, sorse l’ILVA era uno dei p...

Vota Antonio, vota Antonio.

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Ci siamo quasi, il 4 marzo si vota. E la campagna elettorale com’è stata? Forse la prima dove i social l’hanno fatto da padrone o quasi. Poca carta, pochi giornali, pochi santini (finalmente!). Tutto sui social. Al di là dei messaggi, al di là dei programmi, l’importante è stato condividere e prendere like. Il resto poco conta, meglio; non conta niente. Hashtag in mano a scriteriati e improvvisati SME al lazo di piccoli politici con grandi aspirazioni,  che comunicano anche quando vanno al cesso con un #. Ho visto di tutto e forse il peggio mi è pur sfuggito, ma come sempre c’è qualcosa che si è eleva da questa patina fangosa, un bagliore, una cannonata, un terremoto che scuote, che fa riflettere e soprattutto sorridere. La causa di tutto questo ha un nome: Gianluca Vassallo , fotografo campano con i piedi da tempo piantati stabilmente in quella che ritengo l’isola più affascinante tra tutte quelle che ho visitato: La Sardegna.  Gianluca ha deciso di partecipare a m...

La "Maria" delle Armi.

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“ Lo spirito non è un dono ma una conquista ”. Claude Adrien Helvetius E’ questo il senso del pensiero passato per la mia mente e forse per quella di tanti altri viaggiatori quando si giunge qui.   Attoniti, quasi sgomenti per la forza dello spirito aggrappato su questa roccia, la tranquillità che infonde questo verde sfolgorante, in cascate di sfumature che disegnano un’impronta di natura a tratti esuberante, con l’azzurro di un cielo che impone serenità. Qui ha vinto lo spirito. La misticità di questo luogo permea l’anima più scettica, la tarla. E’ un’esperienza unica salire su queste montagne, primo baluardo di un massiccio roccioso nato da chissà quale esplosione di forza.  E’ sua maestà il “Pollino”. E’ il santuario della Madonna delle armi e questa la sua storia… “ Il  Santuario di Santa Maria delle Armi  (XV-XVI secolo), testimonianza significativa di arte rinascimentale, tra i più pregevoli complessi monumentali di origine medievale della  ...

La leggenda della messa interrotta.

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Ciaramùnti ; così lo chiamano in dialetto i suoi 8209 abitanti. Gli stessi che godono di una vista mozzafiato che spazia dall’Etna alla terra barocca dei racconti del commissario più famoso d’Italia e del suo straordinario inventore: Camilleri. I novecento metri di altitudine da cui domina questo pezzo di Sicilia sud-orientale, raccontano una storia di cultura e enogastronomia forse unici. Chiaramonte (RG) , conosciuto anticamente con il nome di Gulfi, è il paese dei cinque musei, dell’olio e della tradizione culinaria immensa. Attraversato dal tempo che ha lasciato tracce indelebili, soprattutto nell’architettura delle sue chiese e dei suoi palazzi, Chiaramonte custodisce storie e leggende nate nei dedali del suo centro medievale. Una di questa è legata alla distruzione proprio di Gulfi nel 1299: si racconta che i soldati francesi penetrarono nella chiesa dell’Annunziata, uccidendo tutti i fedeli che vi si erano rifugiati, e perfino il sacerdote che aveva in ...

La pasionaria di Calabricata.

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Nell’immediato secondo dopoguerra italiano, i movimenti di lotta contadina per l’occupazione delle terre incolte si svilupparono prepotentemente in Calabria e in tutto il Meridione. Le battaglie antilatifondiste, tra il 1944 e il 1950, furono segnate dal sangue dei contadini. Da ricordare, in questo contesto, l’eccidio di Melissa – nel crotonese – e la strage di Portella della Ginestra in Sicilia. La storia di Giuditta Levato s’inquadra in questo frangente storico. Nata il 18 agosto 1915 a Calabricata di Albi – oggi comune di Sellia Marina, provincia di Catanzaro, dal 1956 – fu la prima vittima della repressione agraria: una donna in stato di gravidanza. Suo padre, Salvatore, e sua madre, Rosa Romania, lavoravano la terra. Giuditta passò i suoi anni tra la casa ed il campo ad aiutare i genitori ed i fratelli. Lavoro duro, spesso ingrato, ma altrettanto onesto ed umile. A 21 anni sposò un contadino, Pietro Scumaci, il quale la lasciò madre nel 1941 in quanto chiamato alle ...

Ode al Passito.

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Il sorseggiare di questo antico vino porta con sé profumi speziati, ricordi lontani, di una terra dove da tempo immemorabile si coltiva la vite con metodi di fenicia usanza. E questa pianta dal succo degli dei, abbarbicata su queste rocce, di un lembo di terra persa in mezzo al mare, simbolo di una tradizione millenaria che si innova, ci regala eccelsi profumi e sapori. Da poco l'Unesco ha decretato patrimonio dell'umanità le metodologie della coltivazione della vite in quest'isola. E noi (con il supporto di Rosarita Berardi) abbiamo onorato questo vino in una straordinaria serata calabrese. Al passito di Pantelleria Il tintinnio del vetro – pur se vetro non è... Il mescere denso del sangue – pur se vermiglio non è... Forse un antico e venusto vitigno riportato alla luce di un sole futuribile... Forse fra frasche d’ombra, pieghe morbide di gonne che ondeggiano su caviglie nude... Sento il tintinnio del vetro – ancora – accarezzare consolatorio le...

Mare nostrum.

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                            Per scelta e per visione non siamo mai entrati all'interno di confini che avessero connotazioni "politiche", per la scelta di essere liberi e per la visione che, "fare" politica, per come oggi intesa, non rappresenta il nostro essere. Questa sarà la nostra eccezione a conferma della regola. E' un argomento troppo importante, mette a repentaglio un futuro già troppo compromesso per noi e i nostri figli. Non crediamo che bucherellare qui e là il nostro mare possa portare evidenti benefici, se non a pochissimi. Il Mediterraneo è già stato offeso oltre che dal diffuso inquinamento e sfruttamento anche da tutti quei cadaveri dimenticati che riposano sui suoi fondali. Il futuro non è quello che ci vogliono far vedere, è solo un tuffo nel passato e senza rete. In questo frammento video, estrapolato dalla trasmissione "Scala Mercalli" andata in onda il 12 marzo, Pietro Laureano , massimo e...