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Cammina Cilento.

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Il Cilento è una vasta area montana che ad est dirada verso il mar Tirreno tra rigogliosa natura e rara fauna protetta.
Ospitato per lo più dalla provincia Salernitana, fa capolino a sud, in quell'affascinante limbo di costa Lucana che ha in Maratea la sua perla.
Il parco nazionale istituito nei primi anni 90 e che ne prende il nome, è un reticolo di sentieri e tratturi che legano terre, uomini e donne che li abitano.
In questi luoghi baciati dal sole, comunità (visionarie) hanno tentato e riuscito diversi esperimentidi rigenerazione e innovazione "agrisociale" con forte spirito identitario e resiliente.

E quel reticolo di sentieri è anima e legame di queste visioni.
La natura che si penetra è meravigliosa e questi intrecci inestricabili attraversano scenari inaspettati e inconsueti.

I panorami suadenti sposano perfettamente la sporadica presenza antropica fatta di antiche chiese rupestri o piccole abitazioni di genti che hanno scelto di resistere per non associarsi al…

Ritorno da Sciabaca.

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Il Dopo;
è sempre estremamente complicato fare la sintesi, trovare gli spunti per riportare su carta le emozioni, le connessioni, gli scambi avute nell'ultima giornata di Sciabaca, in quel di Soveria Mannelli (CZ).
Soveria è stato, da sempre, un luogo di sperimentazione culturale e di innovazione molto particolare, data forse dalla profonda traccia antropologica di questi luoghi, forse per le visioni passate e quelle future, forse per una certa permeabilità nelle coscienze di queste genti ad accettare il dogma che la cultura è l'unica strada di sviluppo per una comunità.

E Sciabaca è un concentrato di queste visioni, idee e progetti accuratamente plasmate da un gruppo di persone che hanno incentrato le loro attività imprenditoriali, con profonde connotazioni culturali, sulla crescita del sapere prima di quella dettata dal mercato.
Tutto è accaduto qui, in quel di Soveria, territorio montano a prevalente economia agricola, periferico e decentrato. Apparentemente!
Ma il centro è …

Scarpette rosse.

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#amianto #inquinamento #tumori #bambini, qual è l’ hasthag giusto che devo usare per scrivere della manifestazione tenutasi il 18 marzo a Taranto dei “Genitori Tarantini”? Qual è la parola ad effetto per narrare quello che queste madri e questi padri urlano per proteggere loro e i loro bambini? Onestamente non lo so. Ma Taranto non merita questo, come non lo meriterebbe nessun posto al mondo. Un luogo che fu la culla della civiltà greca nell’italica penisola, un territorio offeso e mutilato da beceri interessi economici che ingrassano solo le “panze” di pseudo imprenditori venuti da chissà dove. Ma Taranto è solo ILVA? No, ma a Taranto si è giocato il più grande bluff della storia industriale italiana. Una storia che racconta di sviluppo, di riscatto, di benessere economico fittizio, costruito sulla pelle di quella classe contadina che fu venduta per qualche spicciolo da un manipolo di politici corrotti e ignoranti. La zona in cui, negli anni 60, sorse l’ILVA era uno dei più grandi ul…

Vota Antonio, vota Antonio.

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Ci siamo quasi, il 4 marzo si vota. E la campagna elettorale com’è stata? Forse la prima dove i social l’hanno fatto da padrone o quasi. Poca carta, pochi giornali, pochi santini (finalmente!). Tutto sui social. Al di là dei messaggi, al di là dei programmi, l’importante è stato condividere e prendere like. Il resto poco conta, meglio; non conta niente. Hashtag in mano a scriteriati e improvvisati SME al lazo di piccoli politici con grandi aspirazioni,  che comunicano anche quando vanno al cesso con un #. Ho visto di tutto e forse il peggio mi è pur sfuggito, ma come sempre c’è qualcosa che si è eleva da questa patina fangosa, un bagliore, una cannonata, un terremoto che scuote, che fa riflettere e soprattutto sorridere. La causa di tutto questo ha un nome: Gianluca Vassallo, fotografo campano con i piedi da tempo piantati stabilmente in quella che ritengo l’isola più affascinante tra tutte quelle che ho visitato: La Sardegna. 
Gianluca ha deciso di partecipare a modo suo a questa tornat…

La "Maria" delle Armi.

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Lo spirito non è un dono ma una conquista”. Claude Adrien Helvetius E’ questo il senso del pensiero passato per la mia mente e forse per quella di tanti altri viaggiatori quando si giunge qui.  
Attoniti, quasi sgomenti per la forza dello spirito aggrappato su questa roccia, la tranquillità che infonde questo verde sfolgorante, in cascate di sfumature che disegnano un’impronta di natura a tratti esuberante, con l’azzurro di un cielo che impone serenità. Qui ha vinto lo spirito. La misticità di questo luogo permea l’anima più scettica, la tarla. E’ un’esperienza unica salire su queste montagne, primo baluardo di un massiccio roccioso nato da chissà quale esplosione di forza.  E’ sua maestà il “Pollino”. E’ il santuario della Madonna delle armi e questa la sua storia…

Il Santuario di Santa Maria delle Armi (XV-XVI secolo), testimonianza significativa di arte rinascimentale, tra i più pregevoli complessi monumentali di origine medievale della Calabria, si trova nel territorio di Cerchiara…

La leggenda della messa interrotta.

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Ciaramùnti; così lo chiamano in dialetto i suoi 8209 abitanti. Gli stessi che godono di una vista mozzafiato che spazia dall’Etna alla terra barocca dei racconti del commissario più famoso d’Italia e del suo straordinario inventore: Camilleri. I novecento metri di altitudine da cui domina questo pezzo di Sicilia sud-orientale, raccontano una storia di cultura e enogastronomia forse unici. Chiaramonte (RG) , conosciuto anticamente con il nome di Gulfi, è il paese dei cinque musei, dell’olio e della tradizione culinaria immensa. Attraversato dal tempo che ha lasciato tracce indelebili, soprattutto nell’architettura delle sue chiese e dei suoi palazzi, Chiaramonte custodisce storie e leggende nate nei dedali del suo centro medievale.

Una di questa è legata alla distruzione proprio di Gulfi nel 1299: si racconta che i soldati francesi penetrarono nella chiesa dell’Annunziata, uccidendo tutti i fedeli che vi si erano rifugiati, e perfino il sacerdote che aveva in mano il calice per …

La pasionaria di Calabricata.

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Nell’immediato secondo dopoguerra italiano, i movimenti di lotta contadina per l’occupazione delle terre incolte si svilupparono prepotentemente in Calabria e in tutto il Meridione. Le battaglie antilatifondiste, tra il 1944 e il 1950, furono segnate dal sangue dei contadini. Da ricordare, in questo contesto,l’eccidio di Melissa – nel crotonese – e la strage di Portella della Ginestra in Sicilia. La storia di Giuditta Levato s’inquadra in questo frangente storico. Nata il 18 agosto 1915 a Calabricata di Albi – oggi comune di Sellia Marina, provincia di Catanzaro, dal 1956 – fu la prima vittima della repressione agraria: una donna in stato di gravidanza.
Suo padre, Salvatore, e sua madre, Rosa Romania, lavoravano la terra. Giuditta passò i suoi anni tra la casa ed il campo ad aiutare i genitori ed i fratelli. Lavoro duro, spesso ingrato, ma altrettanto onesto ed umile. A 21 anni sposò un contadino, Pietro Scumaci, il quale la lasciò madre nel 1941 in quanto chiamato alle armi. Negli ann…