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"Ciccuzzo and friends".

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Spesso, iniziando un percorso si incontrano persone e cose, luoghi e situazioni che rendono carico di significato il viaggio stesso. E' il nostro caso, un cammino iniziato leggiadro e pian piano diventato pregno di accezioni. La conoscenza di persone, di luoghi, della loro storia e condizione hanno fatto sì che questo tragitto si arricchisse nel suo peregrinare. Su questa strada abbiamo incrociato umanità, bellezza, arte e cultura condividendole e contaminandole. " Ciccuzzo and friends " è l'icona di questo concetto itinerante.  " Ciccuzzo"  è partito da una lettera  del 2011 di un maturo signore dell'entroterra veneto, amante del sud e dei viaggi, ed è approdato in Romagna per essere raccontato sotto forma di contaminazione artistica. Ed in mezzo, ad ogni tappa, il significato di questo  racconto .  Ciccuzzo è il degno figlio di questo viaggio trasversale, da nord a  sud , incarna il nostro spirito, come quello di Rosarita, Vanni, Umberto , del grande...

E Polecenelle bielle e brutte.

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Polecenelle brutta In questo periodo è facile parlare di Carnevale, delle feste, delle tradizioni e dei misteri che questa antica ricorrenza  si porta dietro. Già proprio i misteri…In tutta Italia si sfila, ci si maschera e si trasgredisce con anima e corpo. Sono i  tre giorni che aprono poi la porta alla riflessione e alla quaresima. E’ la festa godereccia per antonomasia un po’ dappertutto o quasi. Quasi, perché non tutto è solo mercificato e ceduto a pure logiche commerciali concepite per calamitare turisti e monetizzare gli eventi. Ci sono luoghi dove questa festa è celebrata in maniera intima, come  fosse un tormento, nell’eterna indecisione se condividere o custodirla gelosamente. Il Carnevale di  Alessandria del Carretto (CS) sembra essere uno di questi.  Polecenelle bielle L’intera comunità si raccoglie intorno a questo piccolo e antichissimo borgo abbarbicato sulle prime alture del Pollino , rievocando una remota tradizione che sprigiona...

Matera 2019, un esempio per tutto il Sud. L’intervista a Francesco Marano

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Mario Calabresi qualche giorno fa, nel suo primo editoriale da direttore de  la Repubblica , a proposito della realtà e del modo in cui viene raccontata dai media, cita una frase di un grande giornalista, Walter Lippman: “ Il modo in cui immaginiamo il mondo determina quello che la gente farà”.  Questo significa che come media, abbiamo l’obbligo di denunciare le cose che non vanno, prosegue Calabresi, ma anche di raccontare storie che danno un senso alla nostra vita. Non si tratta di essere melensi o buonisti a tutti i costi ma, di fronte al  problema, di non cadere nell’amarezza o nello stereotipo ma di segnalare, linkingcalabria.it lo fa da sempre, le soluzioni e quelle pratiche ‘virtuose’ che fortunatamente dilagano sempre più nel nostro Sud. E   Matera   sicuramente è una delle storie vincenti di riscatto e di rinascita di questo meridione bistrattato e martoriato, che dimostra come cambiare lo sguardo verso le cose può essere il primo passo perché un sogno...

Salviamo "Pratopiano".

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Erano diversi mesi che, in contatto con Peppino Curcio , eravamo interessati a visitare e conoscere meglio questo sentiero che dalla periferia est di Pedace (CS) si inerpica per circa 4 chilometri con un dislivello di più di 200 metri. Questa antichissima via è sbalorditiva per le immagini e i panorami che regala, ma anche formidabile scrigno di una storia più che millenaria. Camminando e ascoltando Peppino abbiamo attraversato un millennio di umanità e la fatica non si è fatta sentire. Il capolinea è una radura popolata da filari di alberi monumentali di importanza paesaggistica e naturalistica notevole. La chicca,  Peppino,  ce la riserva all'arrivo quando, visibilmente commosso, rivela la storia di Pietro Ingrao nascosto dal padre, sindacalista, ai nazisti che gli davano la caccia. Il seguito è affidato a immagini e qualche riga per descrivere questo viaggio pieno di sorprese. Buona camminata. Il sentiero inizia dalla corte antistante l'antica ch...

Un "Lampione" in mezzo al mare.

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Lampione , isola in mezzo a questo frammento di mar Mediterraneo, sperduta striscia di terra a 60 miglia marine da Pantelleria, a 80 dalla Tunisia, a 24 dal porto di Lampedusa. Sola, unica delle Pelagie senza l’uomo , brulla, ma incantevole sirena per i pochissimi fortunati visitatori ed essenziale timoniera per marittimi e disperati viaggiatori. Sulla sua crosta vulcanica si erge, ad indicare la strada maestra, dignitoso il suo faro che, come la luce di un lampione in una buia strada di periferia, illumina la navigazione. Lampione non è solo un faro o un roccioso bastione lungo 200 metri e largo poco più di 180, è anche il regno di delfini, di squali martello e di gabbiani imperiali. Visitare Lampione non è facile, è accessibile solo da piccole imbarcazioni e bisogna essere amici del guardiano del faro che, periodicamente arriva sull’isola per effettuare le manutenzioni di rito. Giacomo, lampedusano emigrato a Venezia, mi ha raccontato però di una particolarità di Lampione ai ...

"I Lib(e)ri".

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Dall' 1 al 31 Agosto l'associazione For Calabria  di Castelsilano (KR) ha avuto il piacere di ospitare #libriAMOci, biblioteca itinerante e progetto innovativo per la promozione della cultura realizzato dall'associazione Latitudine Sud . Ringraziamo, per questo, Francesco Marano e tutto lo staff di Latitudine Sud per averci dato la possibilità di ospitare quest'"idea" oltre che l'Amministrazione Comunale per averci permesso di ospitare l'iniziativa all'interno del centro polifunzionale di piazza Palatucci. Un mese, quello di Agosto, all'insegna della cultura e degli incontri. Incontri di persone speciali che hanno lasciato il segno, come la scrittrice e poetessa romagnola Rosarita Berardi (“I libri ci rendono liberi”); Paolo Presta, nostro conterraneo, musicista esemplare che ci ha deliziato con la sua arte e la sua creatività con un laboratorio musicale; Angelina Pettinato , giovane scrittrice anch'essa calabrese, che...

"La mia Corazzo".

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Un'inquietudine sommessa mi sfiora la pelle...come se l'ombra leggera di un peccato antico respirasse alle mie spalle.  Mi siedo e guardo le pietre invecchiare. Secoli e secondi non si separano e il mio tempo, il mio kairos fluisce e si amplessa con il kronos delle pietre. Le erosioni e i solchi sono le rughe di un sapere silente che qui cresce e matura.  Mi siedo e aspetto. La quiete che scorre come brezza serotina rende omaggio alla sacralità del rito che si consumerà in queste ore (o in queste ere!). Arrivano piano, senza remore; sorrisi chiusi ma non serrati.Si siedono ed aspettano. Anche noi aspettiamo...che il sole tramonti...che la luna sorga. Le voci ripiegate che attendono il momento di alzarsi. La musica racchiusa nello scrigno delle corde ferme. Partiremo fra poco, lasciando in omaggio - come compete ai pellegrini di ogni tempo - un obolo di parole, scelte accuratamente fra quelle che ci abitano. Lasceremo qui uno sguardo attento e un ring...