Post

Il Calafrika Music Festival scalda i motori, parte la 6^ edizione.

Immagine
  Mokodu Fall Si spalanca sotto i nostri occhi, giorno per giorno, la globalizzazione e si fa padrona di ogni dimensione umana. E nel sembrare un’endemia che non conosce Stato o frontiera ad un tratto si blocca di fronte gli scogli mediterranei, porte d’ Europa e finestre d’Occidente. Nel villaggio globale non sembra riuscire ancora ad entrare appieno la cultura e la letteratura africana. Abbiamo conosciuto in Europa le contaminazioni e le emulazioni, le diffusioni e le fusioni di letterature, culture, che vanno dai poeti francesi agli scrittori russi, passando dai filosofi tedeschi e incrociando le terzine italiane. E ancora di più ci si è aperti,  già prima di un’ufficiale nascita della globalizzazione, alle culture e letterature nord e sud americane, a libri cinesi e testi orientali. Ma sembra ancora timido e troppo sparuto l’avvicinamento delle letterature africane nelle nostre case, librerie, biblioteche, riviste e ogni contenitore culturale in genere. Non si tratt...

Caulonia, borgo medievale. (Dalla Russia con Amore)

Immagine
Per le vie di Caulonia L'inglese Lear, viaggiatore a piedi, nel 1847 così la descrive: "Vi sono molte belle vedute di Castelvetere, che ha qualcosa di grandioso e classico, da qualunque lato si guardi". Caulonia con la veduta di Palazzo Asciutti Di Caulonia (RC), come di molti altri centri calabresi importanti, non ci sono molte testimonianze storiche. Sulle sue origini sono state elaborate svariate teorie. La più accreditata racconta il trasferimento di una parte della popolazione dell’antica Kaulon, che in epoca tardo romana scelse come sede il sito attuale chiamandola Castrum Vetus. Conosciuta nel medioevo come Castelvetere nel 1863 cambia il suo nome in Caulonia. Adagiata su una roccia dall'alto della collina si affaccia sul mare Jonio, la sua posizione distante dal mare è legata ad esigenze difensive e di controllo della vallata. Da entrambe le parti viene abbracciata da due fiumi: l'Amusa e l'Allaro, che nel periodo greco era denomi...

Le luminarie di Scorrano.

Immagine
L'emozione è unica, la luce intensa colora a giorno questo piccolo paese che però fa le cose in grande. L'occasione è la straordinaria gratitudine religiosa, di questa comunità, a Santa Domenica nata a Tropea (VV) da famiglia agiata e diventata martire per spada, poco fuori le mura di Nola (NA).  Devozione di un popolo che onora il suo grande attaccamento alla Santa con questa festa, dal 4 al 9 luglio, che culmina nella processione per le vie del paese e nella successiva accensione delle luminarie, spettacolo di luci incantevole che strozza il fiato in gola, che lascia stupefatti. Le luminarie non sono il solo punto di interesse di questa ricorrenza, ma io ne sono rimasto affascinato, trafitto. Sono spettacolo nello spettacolo, l'energia che emana questo tripudio luminoso, alimenta il battito del cuore.  Insieme a Salvatore, che mi ha accompagnato in quella splendida serata e che ringrazio per le splendide foto, ho vissuto una serata indimenticabile, rapi...

Let's SEA the difference.

Immagine
A coastline running for more than 450 miles, with features and forms that can vary and totally change in the blink of an eye. A luxuriant nature and myriads of sites and monuments preserving history and traditions dating back to thousands of years ago. This is Calabria. The countryside, the mountains and, most of all, the sea.  The sea, here, can really meet everyone’s needs – it’s almost a ‘customized’ sea. A wonderful natural resource which – it must be said – has been heavily spoiled in recent years, due to inactivity and indifference. But now it’s time for a new vision, it’s time to go beyond selfishness and recover what has been lost. It’s time to SEA the difference! And I’d like to share this feeling, share my own experience and appreciation of the sea of Calabria. I’m not going to tell you about the famous white shores of the Costa Viola, not about the Alto Tirreno coast in the province of Cosenza either, not even about the stretch of water which is bordered by th...

"Nu jurnu buonu" (Un giorno buono).

Immagine
Dal punto di vista meteorologico, oggi non è certo una bella giornata d’estate. Una cappa di caldo umido avvolge la città. Afa, scirocco e qualche goccia calda di pioggia non fanno altro che amplificare questo status temporale.  Ma oggi Massimo, restauratore-archeologo di Cosenza, alle dipendenze del MiBACT mi ha comunicato che domani pomeriggio, alle ore 18,30 in via Grotte di San Francesco d’Assisi, ci sarà la presentazione del restauro dell’ antico monastero benedettino femminile di Sancta Maria Ancillarum Dei. Sprofondato per decine di anni negli abissi dell’oblio,   grazie alla Soprintendenza cosentina, dopo un lungo lavoro, è stato riportato al suo antico splendore in tutta la sua bellezza e magnificenza.  Le fonti archivistiche medievali lo segnalano come monasterium Sanctae Mariae intra civitatem Cusentiae Ancillarum Dei, dipendente dell’arcicenobio di Montecassino fin dal IX secolo per concessione del papa Nicolò I, datata 18 aprile 863....

L'Arca di Noè.

Immagine
L'Arca Cosa ci fa un’ Arca su un’altura nel mezzo della Sila crotonese?  Cosa contiene quell’enorme struttura in cemento armato fortemente voluta, ideata e plasmata dal pittore-scultore Giovanni Girimonte ?  Le notizie sono scarne e frammentate, solo un paio di link sulla rete e qualche accenno di notizia affidata all’antica tradizione della trasposizione orale. Eppure l’ Arca è lì poggiata, mastodontica, confinata tra il paese di Savelli (KR) e Castelsilano (KR), naviga tra questi monti, immersa in questa meravigliosa natura, fluttuante nella sua solitudine quasi dimenticata. Insieme al suo ideatore ha però avuto un momento di gloria mediatica, a cavallo tra la fine degli anni novanta e il principio del nuovo millennio.  Il giardino dell'Arca Si scomodò persino Enzo Biagi , che in uno dei suoi format più belli, “I Dieci Comandamenti” , dedicò un’intera puntata al maestro Girimonte e alla sua principale opera. Ma perché un’ Arca e chi è Gi...

Con lo sguardo all'ingiù.

Immagine
Particolare delle rovine a Gravina Di solito siamo abituati a guardare una città dal basso in alto, di solito alziamo lo sguardo per scorgere architetture avveniristiche, di solito cerchiamo il cielo per intuire il livello di progresso raggiunto da una comunità, ma a Gravina di Puglia (BA) non è così. A vederla così sembra una città di un altro continente, lontano migliaia di chilometri. I suoi anfratti ricordano i canyon delle montagne rocciose, canyon che si inabissano  nelle viscere più profonde della terra. La pietra in questa striscia di terra che lega la Puglia alla Basilicata è il trait d’union con un mondo ed una storia lontana, scritta nella roccia. Sì perché Gravina, il suo nome lo deve proprio a questo elemento, dove rudezza del paesaggio e mistero sono una costante.  Costone gravinese Gravina è un’antichissima città che sorge sulla e dentro la roccia che, assetata cronicamente di acqua, poggia le sue fondamenta su un oceano sotterraneo. La sua b...