Ritorno a Segesta.

Il Tempio di Segesta
Il 26 settembre ricorre il ventitreesimo anniversario della morte di uno degli scrittori italiani del novecento più apprezzati nel mondo: Alberto Pincherle. Con lo pseudonimo più conosciuto, Moravia nacque e visse a Roma, fino alla sua morte, fino a quel caldo pomeriggio di inizio autunno. L'approssimarsi di questa ricorrenza mi ha fatto riscoprire, tra le sue innumerevoli opere, una in particolare, forse quella meno conosciuta, ma per me,la più affascinante e carica di emozioni: "Viaggio a Segesta".
Emozioni di un meraviglioso viaggio in Sicilia, pubblicato su "Vie d'Italia" del 1960 edito da TCI.

"Il sole, quella mattina, sulla strada che menava a Segesta, nonostante la bella luce primaverile e il verde lustro delle colline, aveva un'intensità che faceva già presentire l'estate. Ancora un paio di mesi, pensavo e le rocce cinerine che si nascondono sotto l'erba folta di questi poggi saranno messe a nudo su per le coste gialle e brulle e splenderanno arroventate, la vampa del solleone vibrerà immobilmente nel cielo infuocato..."

Il Tempio di Segesta
Un racconto che ci regala visioni di luoghi in cui le similitudini e gli aggettivi fotografano il paesaggio, descrivono l'emozione di un viaggiatore in pellegrinaggio laico, alla ricerca dei luoghi dell'anima.


"...il cippo della distanza portava la scritta  <Segesta, chilometri due>, e da un pezzo non apparivano più  sulla strada i carretti siciliani dipinti come teatri, quadrati e poco profondi ma pieni di gente, né i ciuchi bardati con le donne avvolte in scialli neri in sella, e gli uomini anche'essi imbacuccati negli scialli camminanti a lato; già da un pezzo eravamo entrati nella profonda solitudine pietrosa e assolata che circonda le rovine della città greca..."

Era l'estate del 1960 e lo scrittore-viaggiatore, così lo definì il "Times", arrivò in Sicilia per raccontare e consegnarci le sue emozioni in quella che è stata, poi definita la "cronaca gioiello". Una Sicilia ancora sconosciuta, misteriosa, ancora vergine e carica di storia. 
Anfiteatro di Segesta

"...Ho veduto, pensavo, le rovine informi e lamentevoli delle città italiane e francesi devastate dalla guerra, quelle medievali, anguste, feroci e romantiche, quelle romane vive e politiche e, dove sono incorporate a monumenti più recenti, ancora utili, mi restava tuttavia da vedere rovine come queste donde il ricordo umano parte del tutto evaporato e una seconda vita per sempre immutabile, simile alla vita del sole, del mare e della terra, sembra essersi sostituita a quella che le aveva suscitate..."

Rileggere quel racconto è come essere al suo fianco, è un modo per ricordare l'uomo, ma anche il motivo per far scivolare la mente, attraverso le sue parole-immagini, in un itinerario carico di suggestioni.
Noi vogliamo ricordarlo così.
Buon ritorno a Segesta Alberto.
KKK


Commenti

  1. Stupenda questa descrizione del paesaggio siciliano! Grazie per avermi fatto scoprire questo racconto di Moravia, non lo conoscevo. E poi, finalmente il Sud visto (e amato) con gli occhi di un italiano. Abbiamo letto tutti, penso, le pagine sulle bellezze del Mezzogiorno scritte dai grandi autori stranieri, da Goethe a Norman Douglas. Aggiungiamo Moravia all'elenco!
    Laura M.

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